Congelate, e dappertutto

Questa notte ho fatto un sogno.
C’era il dottor Cox, quello di scrubs. C’era un mio amico. Eravamo in una casa.

Ci accorgiamo che il frigo è aperto. Avvicinandoci al frigo, vediamo che è pieno di mozziconi di sigaretta, dentro. Proviamo a chiuderlo, che fa anche un po’ schifo, un frigorifero pieno di cicche, che a verona si chiamano così i mozziconi di sigaretta.
Il frigo non si riusciva a chiudere, e notiamo subito la causa: ci sono tantissimi sacchetti di albicocche congelate che lo bloccano. A dire il vero ci sono tantissimi sacchetti di albicocche congelate per tutta la casa, notiamo. Non si sciolgono, sono congelate. Sarà il frigo aperto.

Ad un certo punto arriva la sorella del dottor Cox, una strafiga gigante, ma non nel senso di alta dieci metri.
A quanto pare è morta la madre del dottor Cox. A quanto pare dobbiamo farglielo sapere (a quanto pare il dottor Cox era nell’intestazione del sogno, ma non nella scena), lei rimarrà a controllare la casa.  A controllare che non si sciolgano le albicocche.

Esco dalla casa, il mio amico svanisce. Tutti cercherebbero il dottor Cox in questo e in quel posto, ma io no. Io sono furbo. Faccio un’altra strada, in salita. Mi dirigo verso la palestra, dove fanno i massaggi. Dentro c’è della gente che si picchia, fa tae kwon do. Ovviamente io non so il tae kwon do, non so nemmeno se si scriva così, e per entrare bisogna saperlo. Ovviamente. Io però devo entrare, sono sicuro che dentro ci sia il dottor Cox, e neanche il tempo di pensarlo che si sentono delle urla. Sue.
Sta picchiando tutti, lui non lo sa, il tae kwon do, ma spacca la faccia a tutti.
Quasi sentisse qualcosa. Quasi sapesse già che sua madre è morta.

Lo vedo, gli spiego. Lui scoppia a piangere e mi abbraccia. Mi abbraccia lasciandosi andare, cadere come se non avesse più forza nelle gambe. Mi viene in quel momento in mente che il mio amico di prima mi ha abbracciato proprio così ieri, nella vita reale.

Da quel punto la cosa diventa più tranquilla. Andiamo a mangiare fuori tutti insieme. Mi spiega la tecnica ufficiale per portarsi a letto le cameriere:

  1. Devi dire alla cameriera che vuoi portartela a letto quella sera (non fa una piega)
  2. Lei rifiuta
  3. Tu rimani fino a che il ristorante non chiude
  4. Quando stacca, lei ti porta a casa sua

Visto che sono sette mesi e sei giorni che non concludo, me la segno su un fogliettino e lo metto in tasca.
In quel momento arrivano i genitori del dottor Cox. Tutti e due, vivi. Scopriamo che non era sua madre, quella passata a miglior vita, ma suo padre. Qualcosa non torna.
Ma suo padre ha una malattia che gli fa dimenticare le cose. Anche che è morto. Ah, ok.

Allegria, birra, ci si sbronza tutti.

I suoi genitori si addormentano. Il dottor Cox mi svela una cosa che ha tanto il tono della morale finale, stile favola di Esopo. “Comunque”, dice, “il sesso migliore, l’ho sempre fatto con mia sorella.”

Andiamo a casa sua. Entriamo in casa sua. Mi sbatte fuori da casa sua. Sono stato inutile, dice.
Slam. Porta in faccia. Fine del sogno.

Che poi il sogno non l’ho fatto io, ma il mio amico comprimario nel sogno. Che in realtà ero io. Ho scambiato i ruoli, perchè raccontare un sogno in terza persona anche no.

Se avessi raccontato questo sogno a Freud, comunque, avrebbe detto che volevo uccidere mio padre, scoparmi mia madre e che dovevo mangiare più albicocche.

Lascia un commento

Archiviato sotto Racconti

Lascia un Commento

Fill in your details below or click an icon to log in:

Logo WordPress.com

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Modifica )

Foto Twitter

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Modifica )

Foto di Facebook

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Modifica )

Connecting to %s