Contorno.
A Sapporo i Sakura arrivano molto più tardi rispetto al resto del Giappone.
Per “arrivano”, non intendo un’invasione di arbusti rosa che attraversano il tratto di Pacifico che divide lo Honshu dall’Hokkaido, dirigendosi verso la capitale, seminando morte e distruzione. Ma il fatto che, a Sapporo, i Sakura(gli alberi di ciliegio) sbocciano con qualche mese di ritardo rispetto al resto dell’arcipelago.
Zoom.
Mentre corro sul marciapiede le macchine mi passano accanto, ma io non le noto. Guardo i Sakura. Sono arrivato a Sapporo un mese fa, e da allora posso dichiarare con un certo grado di approssimazione che dal primo giorno che ho messo piede qui, ogni giorno c’è stato un tempo, per dirla con termini meteorologici, di merda.
Ha piovuto talmente tanto che non si può avere un’idea del cambiamento che è avvenuto da un giorno all’altro tra le strade. Pioggia, nuvole e freddo. Poi, improvvisamente, come un meteorite di buon tempo, un giorno ci si sveglia con un cratere di azzurro, sole e Sakura.
Così corro, sopraffatto da questo cambiamento.
Di azzurro ce n’è un sacco anche in Italia, il sole non si può guardare ad occhio nudo, così guardo i Sakura.
Corro, guardo i ciliegi, e penso. Mi fermo ad un semaforo, continuando a correre sul posto.
Primo piano.
Finalmente del tempo per pensare. Mi viene in mente che dovrei correre più spesso. Poi mi ricordo di aprile, e della pioggia. Penso che avrei potuto correre anche con la pioggia. Non riesco a fare a meno di fare battute idiote anche quando sto parlando con me stesso.
Penso spesso al fatto stesso di pensare(mi si perdoni lo scioglilingua), atto in sé inspiegabile, perchè legato al concetto di tempo, inafferrabile in quanto momentaneo, ed essendo il momento stesso un concetto(per di più approssimato perchè riconducibile ad un unità infinitesima di tempo, e per questo equivalente a zero, ma al tempo stesso empirico e sperimentabile), e i concetti sono essi stessi pensieri, si entra in un circolo vizioso dal quale è impossibile uscire.
Che mal di testa.
Sposto la mente su altro. Sto leggendo un libro interessante, penso all’atto di scrivere.
Mi piace leggere e mi piace scrivere. Non sono sempre nell’umore adatto per scrivere, ma penso che alla fine di questa corsa vorrò sicuramente mettere nero su bianco alcune cose, per non perderle.
Ho veramente una gran paura di perdere i miei pensieri, la mia storia. Accorgersi di aver fatto sfuggire via un pensiero, non averlo impresso su un supporto fisico abbastanza resistente per vivere come minimo infiniti anni, mi spezza il cuore.
Sono oblìofobico.
Verba volant, scripta manent. Banale, vero.
Ma non solo per questo scrivo. Uno dei motivi è che voglio imparare a fare qualsiasi cosa, un altro sta nel fatto che il modo migliore che ho, per ora, di sentirmi vivo, è creare, un altro ancora è che le donne cadono ai miei piedi quando dico che scrivo. Ma ce ne sono altri.
Se fosse solo per uno di questi, non mi basterebbe. Come tutte le cose nella vita, è il risultato di una concatenazione di stati d’animo e di decisioni.
Se dovessi scrivere, per esempio, solo perchè le donne cadono ai miei piedi, avrei smesso da tempo.
Pezzo di informazione inutile.
A Sapporo i semafori fanno una musichina quando sono verdi.
Zoom.
Scrivere è difficile, ma io sono giovane. Ho fiducia nella mia capacità di migliorare. Ho fiducia nella mia capacità di imparare e nella mia testardaggine. Ho fiducia nella mia capacità di cambiare idea se, fra due o vent’anni avrò perso un po’ di questa fiducia, semplicemente leggendo queste righe.
Penso che non tutte le frontiere siano state ancora esplorate nello scrivere, nelle tecniche di accostare le parole una dopo l’altra, ci sono sempre margini di espansione, basta non tenere la mente chiusa.
Ad esempio io non mi reputo uno scrittore, ma sto scrivendo(dovrò pure iniziare da qualche parte).
Posso sfruttare, dunque, la freschezza che viene dalla novità della cosa, come di un giocatore di scacchi alle prime armi che alla prima mossa posiziona un pedone sul re avversario e dichiara: “Scacco matto!”.
L’avversario si lamenterà: “Non è previsto dalle regole.”
Ma nessuno ha detto che le regole debbano essere per forza seguite.
D’accordo, il mio non vuole essere un invito ad infrangere le regole degli scacchi, piuttosto un monito al non chiudere mai la mente a possibili interpretazioni della realtà.
Vi faccio vedere.
Mela futuro ieri cane buio ancora dopotutto no verde dopomolto abcd verde verde rosso ascoltare.
Ecco un esempio fallito di sperimentazione.
Fallito nel senso che non si capisce un cazzo.
Ma si possono capire due cose da questa sequela di parole senza senso: uno, ho appena dimostrato che la sperimentazione è possibile; due, posso imparare dai miei errori, evolvere, scartare i fallimenti e creare qualcosa di migliore.
Sperimentare, creare, scartare, sperimentare ancora. Ogni tanto devo ricordarmi di respirare.
Zoom out.
Mi fanno male i polmoni(era da un mese che non correvo, per qualche motivo che ora non ricordo), le cuffie con cui stavo ascoltando la musica sull’iPhone si sono appena staccate, non riesco a far ripartire la musica perchè l’applicazione che sta contando i minuti e i chilometri non può essere chiusa, inizia a fare un po’ freddo(è calato il sole e si è levato un certo vento), ho fame, sete, sonno e mi scappa la cacca.
Faccio marcia indietro, è ora di tornare alla base.
E se dimenticassi queste riflessioni? La mia fobia mi fa accelerare.
Dopo due minuti mi ricordo che è un’idea terribile, sto per morire dalla fatica, rallento.
Cercherò di fare il possibile perche le probabilità di farsele passare di mente siano il più basse possibili, ma se morissi salirebbero a livelli prossimi a 100%, quindi mi faccio forza e accetto un compromesso tra velocità moderata e ripasso mentale.
Panoramica.
Il sole a Sapporo cerca di calare da un bel po’, fa una gran fatica ma sappiamo tutti che alla fine ce la farà un’altra volta. Ce la fa sempre.
Maruyama, la collina che segna la fine della città ad Ovest cerca di dargli una mano ma, come al solito, non riesce a spostare le sue migliaia di tonnellate di terra. Così attende paziente che lui si adagi dietro di lei. Il sole apprezza comunque lo sforzo.
C’è un ragazzo che corre tra le vie di Sapporo, assorto nei suoi pensieri, con la testa perennemente rivolta verso l’alto, verso i Sakura che stanno fiorendo.
C’è un ragazzo che corre guardando i fiori di ciliegio, perchè tanto a Sapporo i semafori fanno una musichina quando sono verdi.
C’è un ragazzo che è stato quasi investito da un’auto perchè ha attraversato senza guardare il semaforo, pensando che la musica appartenesse al semaforo davanti a sé, non a quello alla sua destra.
Un ragazzo ha sfiorato un incidente perchè guardava i Sakura, e tutto quello che riesce a pensare è: “Se fossi passato a miglior vita, non avrei potuto mettere per iscritto questi pensieri.”
Il sole è calato a Sapporo.