Carpe Diem

Camminavo ormai da qualche ora tra gli alberi, nel bosco vicino a casa mia.

L’avevo sempre guardato dalla finestra di camera mia, anzi visto, tra guardare e vedere corre sempre una grande differenza. Oppure lo ignoravo? Ad ogni modo, mentre pensavo a questo mi gettavo le mani in tasca per scaldarmele, c’era un certo freddo. Si stava facendo buio.

Mentre mi chiedevo cosa stessi facendo lì, dalla cima di un albero scorsi una luce, nonostante non fosse ancora del tutto buio.
Non sembrava una luce artificiale, ma non la definirei nemmeno naturale, come di luna o di lucciola.
Fissandola, mi sentivo come rapito, e infatti dopo qualche secondo andai a sbattere contro l’albero in questione. La testa mi fece male.

Mi tenevo la testa tra le mani, come se fosse un’antica tecnica di esorcizzazione del dolore (a quanto pare gli antichi non sempre hanno ragione), e non mi accorgevo che la luce si stava avvicinando a me, quasi volesse controllare che fosse tutto a posto. Quando me ne accorsi, o un attimo prima, ci fu come un esplosione di calore e di luce, non come una bomba, piuttosto come un minestrone luminoso che mi veniva rovesciato addosso senza preavviso.

Riaprii gli occhi, accorgendomi in quel momento che li avevo chiusi, e la vidi: una donna, vestita di un abito rosso, a striature di luce colorata, coi capelli che sembravano aghi di pino, ma che per qualche motivo ero convinto non mi avrebbero punto, se mai li avessi toccati.
Mi guardò, mi indicò, distaccò le labbra l’una dall’altra, mi parlò:

“Sei arrivato, finalmente. Il nostro bosco ha atteso a lungo questo momento. Ogni albero, ogni foglia, scoiattolo è restato ad aspettare che tu venissi a farci visita, perfino gli abitanti del sottosuolo. Finalmente! Il giorno auspicato è alfine giunto. Tu solo puoi aiutare tutti noi, le nostre speranze sono riposte in te, fin dall’antichità quando le sagge querce scrissero sulle rocce di attendere la tua venuta. Capelli corti e ispidi, rossi. Occhi del color del grano. Si, finalmente saremo liberi! La maledizione che grava su di noi da sempre sarà spezzata! Hai letto sul sacro libro di noi, sei venuto a salvarci. Liberaci, non indugiare oltre, o venerabile Amos!”

Mi guardò, teneva la mano tesa verso di me. Le dissi: “Non mi chiamo Amos, io sono Sergio.”

Spalancò gli occhi, si girò e se ne andò, sembrava un po’ delusa. Io me ne tornai a casa, pensando al mio defunto nonno Amos, e alle sue storie sul bosco.

Pubblicato in:  on 1 gennaio, 2010 at 7:07 pm Lascia un commento

Una

Ogni lettera in più

E’ un filo d’erba in più

Nel prato

Che stai immaginando

Pubblicato in:  on at 6:42 pm Lascia un commento

Treno

Era piuttosto carina.
Aveva lunghi capelli ricci, rossi che le cadevano sulle spalle. Come una piccola cascata, davano loro l’idea di movimento.
Sembrava avere anche un bel corpo, ma da dove stavo io era difficile vederlo, anche perchè ero impossibilitato a muovermi.
Avrei voluto sapere di che colore aveva gli occhi.
Peccato che si fosse addormentata sulla mia spalla.

Il treno sobbalzava, ma chiunque sia mai salito su un treno sa che i treni sobbalzano di continuo.
La gente di solito si abitua, se ne rende conto appena salita o appena scesa.
La testa della ragazza sconosciuta, però, me lo impediva: il moto ciondolante dei suoi capelli su di me manteneva desta la mia attenzione sul movimento scostante del treno.
Poi, ci fu una piccola accelerata.
Questo bastò a risvegliare la bella addormentata sulla spalla.
“Oh!”, disse, e alzò la testa.
Si stropicciò gli occhi e chiese: “Dove siamo?”, poi ripetè: “Oh!”.
Mi guardò come se stesse fissando uno di quegli specchi deformanti che tutti vedono in televisione, ma che nessuno ha mai sperimentato davvero.
“Stavo…”, e indicò la mia spalla.
Mi limitai a sorridere e a fare di si con la testa.
“Oh! Mi scusi! Non mi sono accorta di essermi addormentata!”, esclamò, in preda alla costernazione.
Mi chiesi se qualcuno nella storia dell’uomo si sia mai accorto di starsi addormentando. Comunque aveva gli occhi azzurri.
Sorrisi di nuovo, e le dissi:”Nessun problema, la sua testa è morbida, con tutti quei ricci.”
Mi sembrava che stesse arrossendo, ma non ebbi il tempo di rendermene conto perchè disse subito:”Io sono Laira, presentarmi mi sembra il minimo dopo aver dormito su di lei…quanto a proposito?”
“Sono venti euro.”
Sorrise ancora. “Quanto ho dormito, intendo.”
“Almeno un paio d’orette.”
“Cosa? Ma allora ho perso la fermata! Io dovevo scendere…”
“Non preoccuparti, Laira, non ha fatto fermate il treno, finora.”
“Eh? Ma allora ho preso il treno sbagliato! Ecco, infatti. Non riesco più a riconoscere quello che c’è fuori dal finestrino. Che…”
Guardai anch’io fuori, si vedevano le nuvole, in basso.
“Ah, si, stiamo volando, dev’essere stata l’accelerata di prima.”
Occhi azzurri e capelli rossi, proprio una bella accoppiata.

“Io comunque sono Anaclevole.”, tesi la mano.
Lei rimase ferma e guardava fuori con una faccia piuttosto incredula.
“Ma…cosa sta accadendo? Il treno…..” balbettava.
“Il treno? È successo qualcosa? Mi faccia vedere.”, e così dicendo mi avvicinai al suo viso con il mio, ma di fianco.
“Come sarebbe a dire ‘è successo qualcosa?’ Il treno sta volando!” quasi urlò.
“E fin qui tutto bene. Forse è passato un uccellaccio e le ha fatto paura?”
Lei mi guardava. Aveva proprio dei begli occhi.
“Ok. Devo calmarmi.”, si limitò a dire.
Restammo in silenzio per un minuto o due, poi le chiesi: “Cosa fa nella vita, Laira?”
Strabuzzò gli occhi e disse: “Prego?”
“Cosa fa, studia, lavora, uccide dietro commissione?”
“…studio.”
“Ah, si? Che bello! E cosa?”
“Studio i colori.”
“I colori?”
“I colori. Ha presente il giallo, il viola, il verde? Ecco. Quelli lì.”
“Affascinante. E io che li confondo sempre con i numeri.”
“Mi perdoni, ma potrebbe gentilmente spiegarmi cosa sta succedendo?”
Il treno era appena passato sopra le nuvole e ora si vedeva una luna chiarissima appiccicata ad un cielo blu.
“Se lei mi specifica cosa, ben volentieri.”
“Perchè il treno sta volando?”, disse cercando di rimanere più calma possibile.
“Per andare più veloce, presumo.”
“…e perchè?”
“Perchè non è un regionale. Quelli si fermano ogni cinque minuti.”
“Si, ma come fa, per l’amor del cielo, a volare?”
“Ah, questa proprio non la so. Ho sempre odiato le materie scientifiche, indi per cui su quest’argomento mi trova assolutamente impreparato.”
“Forse sto impazzendo”, disse lei, mangiandosi le unghie.
“Guardi che bel cielo e che bella luna, fuori, Laira, la smetta di crucciarsi.”
Guardò fuori, e parve calmarsi un po’.
“Che bel blu”, disse piano.
Non feci in tempo a rispondere che aveva già tirato fuori da una borsetta un oggetto che sembrava una penna, ma che sarebbe potuto essere anche un pennello e un quadernino, e ci stava appuntando (o disegnando?) qualcosa in fretta e furia.
Sembrava più rilassata, le sue piccole spalle non erano più tese, si accomodò sul sedile.
“Signor Anacleto…”
“Anaclevole.”
“Si, mi scusi… Prende spesso questo treno?”
“No, è la prima volta, e lei?”
“Io lo prendo una volta alla settimana, ma è la prima volta che spicca il volo.”
“Ah, si? Che coincidenza, d’ora in poi avevo intenzione anch’io di prenderlo una volta a settimana.”
Sorrisi, e lei mi restituì il sorriso.
Aveva delle belle labbra che si sposavano bene con i suoi occhi azzurri… ero io o sembravano un po’ più blu?
“Signor Anaclante…”
“Anaclevole.”
“Si, mi perdoni… Posso dormire un altro po’ sulla sua spalla?”, chiese gentilmente?
“Al momento è libera, quindi penso che sia una proposta accettabile. Ma le consiglio di sbrigarsi, o verrà occupata da qualcun’altro”, dissi sorridendo.
Si accomodò, e io sentii di nuovo i suoi morbidi capelli ricci.
“Sa, signor Anaclabile…”
“Anaclevole.”
“Si, scusi… E’ così strano, però è bello… Non saprei spiegarle…”
Accarezzai i suoi capelli.
“Già. Proprio un peccato che sia un sogno.”
Laira si addormentò.

La testa della ragazza mi impediva di non pensare al moto scostante del treno.
Poi il treno fece una piccola accelerata, e questo bastò a svegliare la bella addormentata sulla spalla.
“Oh!”, disse, e alzò la testa.
Si stropicciò gli occhi, mi guardò, e ripetè: “Oh!”
“Stavo…”, e indicò la mia spalla.
Mi limitai a sorridere ed annuire.
“Ma… Mi aveva dato il permesso, no?”
“A dire il vero no, ma non è stato del tutto spiacevole, dunque non c’è problema, signorina.”
Mi guardò strana.
“Io sono John.”, tesi la mano.
Lei, però, stava guardando fuori dal finestrino.
Disse piano: “Ma…”
“Ah, si. Dev’essere stata l’accelerata di prima. Stiamo volando.”

Pubblicato in:  on 19 dicembre, 2009 at 7:22 pm Commenti (1)

Un nuovo Sessantotto

C’è bisogno di un nuovo Sessantotto.

Un sessantotto delle coscienze. Sembra banale dirlo, ma è così. Le persone sono intorpidite, anestetizzate da tante cose, la TV uber alles.

Ho pensato che non ci sono mai state per l’uomo così tante distrazioni nelle epoche precedenti. Distrazioni intese come divertissement, come pura evasione dalla routine quotidiana. Pensateci, potremmo passare la vita a guardare film, telefilm, leggere fumetti, libri, ascoltare la radio, insomma l’industria dell’intrattenimento non ha mai raggiunto dimensioni tali come quelle odierne. Non che leggere libri sia sbagliato, anzi, io parlo esclusivamente dell’evasione data da libri puramente prodotto, non scritti per bisogno dell’autore di esternare ciò che ha dentro per sopravvivere, e di conseguenza libri di qualità.

“Le biblioteche del mondo hanno sbadigliato fino ad addormentarsi per tipi come te”, scrive Bukowsky rivolgendosi agli autori di questa carne da ombrellone. Libri usa e getta, buoni solo per far passare il tempo nel senso stretto del termine, non libri che lasciano un pezzo dell’autore dentro di te.

Comunque, le distrazioni sembrano farla da padrone. Hanno stravinto la loro battaglia contro la volontà umana di dare un senso alla propria vita. Perchè tutti sono chiamati dal profondo del loro essere, ne sono assolutamente sicuro, a cercare incessantemente quale sia la loro strada e ad attivare tutti i mezzi che possiedono per riuscire a seguirla. Ma poi accendono la TV. Ed è tutto messo in pausa.

“Cercherò il senso ultimo della mia vita domani, stasera mi rilasso”, pensa inconsciamente ogni singola persona che sente ancora l’impulso vitale di dare un perchè al nostro passaggio sulla terra.

No. Firma la sua condanna. Il suo impulso muore a poco a poco. Bisogna combattere.
Combattere contro il desiderio di riposarsi, perchè chi si riposa muore.

Combattere contro i poteri che ci vogliono assopiti, perchè si stanno perpetrando le più grandi stragi e ingiustizie di sempre e noi, che ci definiamo civilizzati, noi che abbiamo la possibilità ora come mai nella storia dell’uomo di sapere che questo sta accadendo, stiamo a guardare.

Ci facciamo plasmare in modo tale che riusciamo ad essere felici con poco, con le nostre cose, con il nostro lavoro, due buoni amici ed una birra.

Ma sono convinto che tutto questo non dia senso alla vita.

Sono convinto che ci sia bisogno di un nuovo Sessantotto, inteso come rivoluzione radicale che cambi totalmente la visione delle cose alle persone, che cambi la faccia della terra, ognuno prenda le forze da dove crede, religione, ideologie, morale, ma non possiamo restare a guardare.

Se restiamo a guardare il nostro mondo che viene consegnato nelle mani di pochi a cui poco importa delle vite delle persone al di fuori della loro, fra non molto potremo scordarci la nostra umanità, saremo solo dei burattini che mandano avanti un’enorme Macchina che serve i potenti della terra. Anzi, il problema è che siamo già a buon punto e nessuno se ne rende conto.

Cresciamo in un mondo che ci plasma a suo piacere per servire una Macchina preesistente, e se per caso una persona non riesce ad inserirsi nella società, a non trovare lavoro (scandalo!), diventa un emarginato sociale. La Macchina ha in sè la sua autodifesa, tende ad escludere a priori coloro i quali non sono portati ad obbedire alla società, al senso comune.

Siamo dotati di un cervello, lo sfruttiamo si e no al dieci per cento della sua potenzialità. Pensate che non potremmo creare una società giusta e che lasci vero spazio e vera libertà ad ogni singola persona della terra? Non siamo ridicoli. Il fatto che sembri un’utopia  è un’altra illusione della Macchina.

Questo secolo in cui siamo immersi porterà immensi cambiamenti.

Se saranno cambiamenti in meglio o in peggio lo decideremo noi.

Il fatto che noi, persone comuni, come siamo portati a declassarci ogni giorno perchè non mostriamo delle tette in TV, o segnamo una doppietta in serie A, non possiamo fare niente per cambiare il mondo, è l’ennesima illusione della Macchina.

Noi possiamo trasformare questo secolo che viene in un enorme Sessantotto, un enorme rivoluzione delle coscienze di tale portata da far sembrare ai figli che verranno nei secoli a venire quest’epoca passata l’età della pietra.

Noi possiamo, è quella la grossa novità, e non vedrete mai una pubblicità in TV che ve lo dirà.

A meno che non si tratti di poter togliere lo sporco più ostinato dai fornelli.

Ma vadano a cagare, non siamo degli idioti, dimostriamoglielo.

Pubblicato in:  on 19 settembre, 2009 at 1:58 am Commenti (2)

Inchiostro, Carta

Carta
e inchiostro
ingredienti
che danno vita
a vite
ad altri ingredienti
per altre vite
che scrivono vite
che scrivono “vite”
scrivere
è memoria
è vita

Pubblicato in:  on at 12:51 am Lascia un commento

Ricerca

Cerco
pezzi di vita
brandelli di significato
guardando indietro
e guardando
me
che guardo indietro
davanti no
c’è un muro
grande
li vedo
mi avvicino
sono scomparsi
eppure c’erano
Cerco

Pubblicato in:  on 5 luglio, 2009 at 12:27 am Lascia un commento

Solo che non lo sanno

Non me ne frega niente
non è poesia?
Non sembra poesia?
Ci sono troppi
enjambement?
Ognuno ha la propria poesia
ognuno è la propria poesia
solo che non lo sanno
Pubblicato in:  on 31 gennaio, 2009 at 12:11 pm Lascia un commento

Autobus

Perchè le persone devono sentirsi
normali?
Comportarsi
normalmente?
Se tutte le persone
in autobus
anche fuori già che ci siamo
si comportassero come vogliono
veramente
canterebbero
suonerebbero
la vita sarebbe un concerto
l’autobus sarebbe un concerto
Pubblicato in:  on at 12:04 pm Lascia un commento

Basta

Basta

E’ ora di vivere

creare

ogni momento perso

è un’idea che muore

con che coraggio mi proclamo contro

gli assassini?

Basta

Pubblicato in:  on 3 gennaio, 2009 at 2:32 am Lascia un commento

Respiro

inspiro
so che in quel momento capisco
espiro
a quando
il prossimo respiro?

Pubblicato in:  on 21 novembre, 2008 at 11:25 pm Lascia un commento